martedì 30 ottobre 2007

In viaggio a caccia di tribù



Bernard Cova nel suo ultimo libro ci illustra il perché del Marketing Tribale. Una sorta di “regresso” nell’evoluzione dei consumi e nella necessità da parte delle aziende di intraprendere un nuovo processo di ascolto ed una nuova relationship con il proprio consumatore. Nell’inserto de L’espresso di marted’ u.s. ci sono due articoli apparentemente diversi tra loro. Il primo: IN VIAGGIO A CACCIA DI TRIBU’ “…la nostra società può trarre esemplari insegnamenti da nomadi – dice David Bellatalla docente di antropologia culturale alla University of Western Australia a Perth – è una società fluida, capace di cogliere la ricchezza della diversità. I nomadi si accolgono, si mescolano, sapendo che si separeranno di nuovo. Ci sono genealogie remote che resistono. (..omissis..) La più grande lezione? L’ho avuta da un anziano che mi raccontava dei suoi antenati, fino a dieci generazioni prima. Ricordava persino i nomi dei cavalli. A un certo punto mi ha chiesto dei miei antenati. Ho una nonna, gli ho risposto. “come pretendi di sapere dove andare se non sai da dove vieni?”. Il secondo articolo UN MARZIANO A NEW YORK: “Comunità, tradizione, famiglia: concetti tutti da rivedere. Perché non è più la provenienza a definire la nostra identità. Ma i luoghi verso i quali andiamo: da cittadini onorari del futuro.” di Pico Iyer.
Non è marketing non convenzionale questo? Come affermo da tempo, e ho ribadito in varie tavole rotonde, le aziende devono necessariamente ripensare il modo di interagire con chi consuma. Andando lì dove il consumatore vive, interagisce, lavora, si muove. Conoscere i suoi spazi sociali: siano essi reali o virtuali. Superare il concetto di target per approcciare le persone che lo compongono. L’azienda deve essere disposta a ridisegnare un nuovo paradigma da interpretare in modo dinamico, facendo crescere (evolvendo) gli schemi normalmente applicati. La domanda è: ci riusciranno?
Dr_Who

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