giovedì 15 novembre 2007

Join the Conversation: unisciti alla conversazione

Più che un invito, l’unica alternativa per i brand che vogliono sopravvivere. Joseph Jaffe, guru dell’engage marketing, spiega perché nel suo nuovo libro. Ed è già dibattito. Entro il 2012 gli investimenti nei sociali media e nel conversational marketing sorpasseranno quelli del marketing tradizionale. Lo svela uno studio realizzato dall’istituto di ricerca Twi Surveys per conto della Society for New Communication Research e promosso dal guru dell’engage marketing Joseph Jaffe, che ha raccolto questo e altri risultati nel suo nuovo libro ‘Join the Conversation’. Edito da John Wiley & Sons e appena uscito negli Stati Uniti, ha già sollevato un acceso dibattito. Sotto analisi il cambiamento dei consumatori e come le aziende debbano adeguarsi per riuscire non solo a dialogare con loro ma anche a gestire la conversazione in modo profittevole. Per avvalorare le sue teorie, Jaffe ha fatto sondare le conoscenze dei pr e dei marketing manager in fatto di social media e conversational marketing e verificato la propensione ad includere queste leve nelle prossime strategie e iniziative di comunicazione. 260 le risposte pervenute tramite un sondaggio online. E se, in fatto di utilizzo di social media, siamo ancora agli albori, stando alle dichiarazioni la situazione dovrebbe decisamente cambiare nei prossimi cinque anni. Il 70% degli intervistati ha infatti risposto che oggi dedica il 2,5% o meno del proprio budget di comunicazione al conversational marketing, ma i due terzi del campione si dichiara convinto ad incrementare l’investimento nei prossimi dodici mesi. Con il 57% che prevede il sorpasso sul marketing tradizionale da qui a cinque anni e il 23,8% che invece rimarrà stabile nello splittamento degli investimenti. Ma quali sono le ‘paure’ degli spenders che hanno finora rallentato il nuovo corso? Innanzitutto i freni posti da chi all’interno delle company comanda (51,1%), la paura di perdere il controllo (46,9%) e anche la ‘cultura’ dell’azienda in generale (43,5%). “Questi risultati indicano che è in atto una sorta di cauta sperimentazione”, commenta Jen McClure, executive director della Society for New Communication Research. “Sembra che la maggior parte delle imprese si stiano preparando a un cambiamento significativo in fatto di allocamento delle risorse destinate alla comunicazione”. “Tutto ciò ci suggerisce che nei prossimi anni non solo assisteremo a una massiccia ricollocazione dei budget, ma anche a radicali trasformazioni culturali e strategiche in fatto di marketing”, aggiunge Jaffe, “per mantenere i brand sempre vivi e presenti nella conversazione, i marketer devono essere proattivi e non rifiutare ciò che è nuovo, anzi apririsi alla sperimentazione”. (via)
Dr_Who

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